Veglia dell'Adesione 2026
“Signore, è bello per noi essere qui”
Domenica 7 dicembre 2025 non è stata semplicemente la serata in cui abbiamo vissuto la solita Veglia dell’Adesione dell’Azione Cattolica di Genova. A distanza …

Scarica il PDF della prolusione
Cari Confratelli,
sono lieto di dare avvio ai lavori della nostra Assemblea Generale nella città di San Francesco, dove ci accoglie il Pastore della Chiesa di Assisi, S.E. Mons. Domenico Sorrentino, e ci ospitano i Frati Minori, che ringraziamo per la cordiale fraternità. A loro, come a tutte le religiose, i religiosi e i consacrati, va il nostro pensiero grato e sin d’ora la nostra preghiera per l’ormai imminente Anno della vita consacrata, che prenderà il via con la veglia di preghiera in Santa Maria Maggiore a Roma il prossimo 29 novembre. Come ha detto Papa Francesco, che ha indetto questo speciale tempo di grazia: “Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambienti di vita, sono lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna, sono profezia di condivisione con i piccoli e i poveri. Così intesa e vissuta, la vita consacrata ci appare proprio come essa è realmente: è un dono di Dio, un dono di Dio alla Chiesa, un dono di Dio al suo Popolo! Ogni persona consacrata è un dono per il Popolo di Dio in cammino. C’è tanto bisogno di queste presenze, che rafforzano e rinnovano l’impegno della diffusione del Vangelo, dell’educazione cristiana, della carità verso i più bisognosi, della preghiera contemplativa; l’impegno della formazione umana, della formazione spirituale dei giovani, delle famiglie; l’impegno per la giustizia e la pace nella famiglia umana. Ma pensiamo un po’ cosa succederebbe se non ci fossero le suore negli ospedali, le suore nelle missioni, le suore nelle scuole. Ma pensate una Chiesa senza le suore! Non si può pensare: esse sono questo dono, questo lievito che porta avanti il Popolo di Dio. Sono grandi queste donne che consacrano la loro vita a Dio, che portano avanti il messaggio di Gesù” (Angelus, 2.2.2014).
Salutiamo anzitutto il Nunzio Apostolico in Italia, l’Arcivescovo Adriano Bernardini, riconoscenti per la premura con la quale si rende presente a questo nostro incontro.
Insieme a lui, diamo il benvenuto agli invitati – presbiteri, consacrati, laici – che partecipano ai nostri lavori.
Accogliamo con un abbraccio fraterno gli Ordinari di più recente nomina, entrati a far parte della nostra Conferenza Episcopale:
- S.E. Mons. Franco Maria Giuseppe Agnesi, Vescovo ausiliare di Milano;
- S.E. Mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano;
- S.E. Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovo ausiliare di Milano;
- S.E. Mons. Paolo Giulietti, Vescovo ausiliare di Perugia - Città della Pieve;
- S.E. Mons. Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia;
- S.E. Mons. Gennaro Acampa, Vescovo ausiliare di Napoli;
- S.E. Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano - Cariati;
- S.E. Mons. Maurizio Malvestiti, Vescovo di Lodi;
- Padre Riccardo Luca Guariglia, Abate Ordinario di Montevergine;
- S.E. Mons. Salvatore Angerami, Vescovo ausiliare di Napoli;
- S.E. Mons. Vittorio Francesco Viola, Vescovo eletto di Tortona;
- Padre Donato Ogliari, Abate Ordinario eletto di Montecassino.
Salutiamo con affetto i Confratelli che in questo ultimo periodo hanno lasciato la guida pastorale delle loro Chiese, ringraziandoli per la generosa dedizione al ministero episcopale:
- S.E. Mons. Giuseppe Merisi, Vescovo emerito di Lodi;
- S.E. Mons. Francesco Pio Tamburrino, Arcivescovo emerito e Amministratore Apostolico di Foggia - Bovino;
- S.E. Mons. Martino Canessa, Vescovo emerito e Amministratore Apostolico di Tortona;
Una parola di speciale gratitudine sentiamo di doverla esprimere a Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, che conclude il mandato quinquennale di Vice Presidente della nostra Conferenza, al quale ha adempiuto con saggezza e competenza.
Affidiamo infine alla misericordia del Signore i Vescovi che hanno concluso il loro pellegrinaggio terreno:
- S.E. Mons. Pietro Giacomo Nonis, Vescovo emerito di Vicenza;
- S.E. Mons. Luciano Bux, Vescovo emerito di Oppido Mamertina - Palmi.
Il Sinodo, evento di grazia
Potrebbe essere, questo fantasma nichilista, un pungolo salutare per concentrare attenzione, sprigionare energie nuove, non essere dispersivi?
Concorde è risuonata la necessità di una educazione affettiva incisiva, come di una preparazione al matrimonio più adeguata che aiuti innanzitutto a riscoprire la fede: da tutte le parti del mondo è giunta una testimonianza di sostegno alle famiglie attraverso gruppi di preghiera e di scambio, di reti nazionali e internazionali che chiedono che la famiglia sia riconosciuta come interlocutore sociale autorevole. Interlocutore che nessuno deve scavalcare. Una società che ascolta seriamente la realtà familiare, tra l’altro, ha stabilità e futuro. Ovunque, le difficoltà economiche – a volte al limite della miseria – incidono, infatti, sulla tenuta del nucleo familiare. Anche per questo i Padri hanno richiamato con forza la necessità di ulteriori sforzi perché la piaga della povertà venga superata e sia stabilmente rimossa.
Lo Spirito Santo, costantemente invocato, ha ispirato quel clima di franchezza e di umiltà che il Santo Padre ha fin dall’inizio raccomandato. Il Sinodo è stato così un’esperienza di comunione e di collegialità, nella rinnovata coscienza che “nonostante i tanti segnali di crisi dell’istituto familiare nei vari contesti del ‘villaggio globale’, il desiderio di famiglia resta vivo, in specie tra i giovani, e motiva la Chiesa, esperta in umanità e fedele alla sua missione, ad annunciare senza sosta e con convinzione profonda il ‘Vangelo della famiglia’ che le è stato affidato con la rivelazione dell’amore di Dio in Gesù Cristo, ininterrottamente insegnato dai Padri e dai Maestri della spiritualità e dal Magistero della Chiesa” (Relatio Synodi, n. 2).
La conclusione del Sinodo ha felicemente coinciso con la beatificazione di Paolo VI, la cui figura di “grande timoniere” non cessa di affascinare e di suscitare gratitudine, specialmente per la Chiesa italiana, che dal grande Pastore di origine bresciana ebbe impulso e sostegno, in particolare per la costituzione della Conferenza Episcopale italiana.
La visita a Gaza
È sconcertante, inoltre, toccare con mano il pervicace progetto di eliminare la presenza cristiana dalla Terra Santa come da altre regioni sia del Medio Oriente che dei Balcani e della Terra, attraverso una persecuzione a volte evidente e brutale – un esempio recente e raccapricciante è accaduto in Pakistan –, altre volte subdola e mascherata, ma non per questo meno violenta. Ciò è inaccettabile non soltanto per la coscienza cristiana, ma anche per la coscienza civile, che usa affermazioni altisonanti sui diritti umani, ma che finge di non vedere e tace di fronte ai crimini che continuano a danno dei cristiani e di altre minoranze. Forse che i cristiani sono una presenza scomoda per progetti culturali e politici, per interessi economici e finanziari? È forse questa la vera ragione di tanta connivenza internazionale? Noi non possiamo tacere: le comunità cristiane di tutto il mondo leveranno la voce come un’onda contro questa ingiustizia che sa di genocidio, e che raggiunge l’abiezione di crimine contro l’umanità. È una sconfitta non di una parte, ma dell’intera civiltà.
Una forma concreta di sostegno richiestaci dai nostri fratelli nella fede, è quella di andare nella terra di Gesù: la presenza dei nostri pellegrinaggi è per i cristiani importante e confortante, li incoraggia e li sostiene, mentre noi siamo confermati nella fede dal loro esempio.
La vita e la formazione del Clero
Il fondamento ontologico sacramentale – conseguenza della chiamata d’amore di Cristo e all’amore di Cristo – assume ogni singola umanità con le sue storie e ferite, le porta a conoscenza, le valuta e le cura con l’aiuto della grazia, dell’accompagnamento, della vita spirituale, della fraternità responsabile. Ciò avviene nella consapevolezza delle opportunità e delle difficoltà del tempo presente, dal quale veniamo, nel quale viviamo e al quale siamo inviati come ministri del Signore.
In questo contesto, è doveroso che i documenti autorevoli del Magistero, nonché quelli normativi della nostra Conferenza, siano meditati e seguiti puntualmente da ogni Seminario, per il maggior bene dei seminaristi e del Clero, oltre che come espressione effettiva della comunione ecclesiale.
Dato che il Figlio di Dio, Verbo Eterno del Padre, incarnandosi ha rivelato il volto di Dio e dell’uomo nuovo, è in Lui che ogni Pastore, come anche la fraternità presbiterale e ogni relazione, deve imparare a specchiarsi per misurare la propria maturità umana, cristiana e sacerdotale. In Lui ognuno deve guardarsi nella verità, con fiducia e senza nascondimenti, al fine di integrare la propria affettività nella vocazione ricevuta, di far crescere l’indispensabile capacità di relazione e di collaborazione, di maturare la virtù della fortezza nelle inevitabili tensioni della vita e del ministero, di scoprire che il sacerdote non è un solista del bene, ma un chiamato a vivere la fraternità presbiterale con realismo, accettando le gioie e i limiti che anche le famiglie vivono nel loro interno.
Ogni altro ausilio, pur utile o necessario che sia, deve contribuire a questa permanente relazione non solo come intimità di vita, ma anche come criterio di giudizio esigente e pieno di grazia, ricordando la via maestra che il Santo Padre ha richiamato: “Non è precisamente nelle autoesperienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore: i corsi di autoaiuto possono essere utili, però vivere la nostra vita sacerdotale passando da un corso all’altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri, a dare la poca unzione che abbiamo a coloro che non hanno niente di niente” (Papa Francesco, Omelia Messa Crismale, Giovedì Santo 2013). A non vivere autoreferenziali, ma a farci dono.
A questa Assemblea ci siamo preparati con impegno, in ascolto dei nostri sacerdoti: essi ci hanno dato un prezioso aiuto per i lavori di questi giorni. A loro rinnoviamo gratitudine e affetto, confermando l’impegno ad essere reperibili e vicini con l’ascolto, l’incoraggiamento, la parresia e il sostegno. A nostra volta, sappiamo che la fonte di tale disponibilità nasce da un preciso rapporto con il Signore, come richiamava il Papa ai nuovi Vescovi con parole che vogliamo sentire indirizzate a ciascuno di noi: “Per abitare pienamente nelle vostre Chiese è necessario abitar sempre con Lui e da Lui non scappare. (…) Non fermarsi di passaggio, ma lungamente soggiornare! Come inestinguibile rimane accesa la lampada del Tabernacolo delle vostre maestose Cattedrali o umili Cappelle, così nel vostro sguardo il Gregge non manchi di incontrare la fiamma del Risorto. (…) Imparate il potere umile e irresistibile della sostituzione vicaria che è la sola radice della redenzione” (Papa Francesco, Discorso ai nuovi Vescovi, 18.9.2014).
Due appuntamenti
Anche le nostre Chiese stanno lavorando, e questo lavorare insieme è, come sempre, il primo frutto di ogni convenire. Non un lavoro astratto, né un Convegno accademico, noi vogliamo, bensì un incontro pastorale che, alla luce del cambiamento d’epoca in atto, favorisca lo scambio di esperienze, offra indirizzi, confermi orientamenti, avvii processi, affinché la mutazione antropologica registrata con varianti in ogni parte del mondo, possa essere affrontata con l’attrazione della testimonianza e il coraggio della parola che nasce dalla fede e dalla ragione, così come il Sinodo ha ampiamente auspicato. In questa prospettiva, sarà opportuno – se e come lo si deciderà insieme – continuare il lavoro nelle Regioni e nelle Diocesi, tenendo conto che – all’inizio del decennio sull’educazione – abbiamo programmato di porre prevalente attenzione “ad intra” nei primi cinque anni, e “ad extra” in quelli successivi.
Uno sguardo lo vogliamo dare anche alla prossima Assemblea di maggio 2015. A distanza di quasi un anno dalla promulgazione dell’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, sembra pastoralmente utile e doveroso fare una riflessione sulla sua ricezione nelle nostre Comunità. La parola diretta e calda, concreta e prospettica del Santo Padre ci ha dato criteri e orientamenti, suggerimenti e motivo di meditazione: non possiamo non ritornarci sopra insieme come Pastori della Chiesa che è in Italia. Il Consiglio Permanente, a norma dello Statuto, dovrà fare una valutazione di merito, ma questa potrà essere preparata in seno alle Regioni Ecclesiastiche.
Il Paese
L’apprezzamento e l’impegno per la formazione e la cultura è lodevole e decisivo per una società: e ci auguriamo che prosegua con decisione e concretezza. Desideriamo solo condividere una convinzione che sappiamo essere diffusa: la base della cultura non sono le competenze, che ci sono e sono spesso eccellenti, ma innanzitutto la formazione globale della persona. Il problema non è avere più informazioni, ma provare a fare sintesi. Ci sembra che la scuola sia sempre più tentata dalla sirena tecnologica: naturalmente la sirena canta per bocca e per conto di chi ci specula e arricchisce. I bambini sanno usare i dispositivi tecnologici meglio degli adulti, ma la macchina fornisce dei dati, non insegna a fare sintesi. Per questo a scuola – specialmente quella dell’obbligo – hanno bisogno di adulti che, capaci e appassionati della loro missione, aprono le menti e i cuori alla verità, al pensare, alla sintesi delle conoscenze, delle competenze e delle esperienze. A questa scuola, in tutti i suoi ordini e gradi – come già in piazza San Pietro alla presenza del Papa – rinnoviamo la nostra stima e l’incoraggiamento.
Un’ultima, rispettosa parola la vorremmo rivolgere all’ampio mondo della politica.
In realtà è una domanda che scaturisce dal nostro cuore di Pastori e cittadini, e la vogliamo condividere con voi, rappresentanti del nostro Popolo. Giustamente vi chiedete che cosa fare in questa storica congiuntura che segna le spalle di tanta gente. Si sente parlare di “patto sociale” affinché – remando tutti nella medesima direzione – si possa uscire da onde travolgenti. Qualcuno fa riferimento al nostro Dopoguerra: dalle macerie delle case e delle persone, chi era in piedi ha realizzato quel patto sociale da cui è nata la Costituzione. Allora c’era un tessuto connettivo del Paese e da quello partivano le legittime differenze che, però, non impedivano di intendersi sui principi fondamentali. Ma oggi? Non ci sono macerie di case da ricostruire, sembrano esserci, invece, le macerie dell’alfabeto umano. Per questo, per poter rispondere doverosamente al “che cosa fare?”, è necessario chiederci chi siamo, che cosa vogliamo essere. In altri termini, potremmo dire che bisogna rifondare la politica, rimettere cioè a fuoco che cosa vuol dire stare insieme, lavorare insieme per essere che cosa. Non è un esercizio astratto, ma la premessa di ogni urgente dover fare. Premessa che – nell’Italia del dopoguerra – era chiara per tutti, anche per quanti forse non sapevano dirla a parole, ma la sentivano col cuore. Pensare che ora siamo in mezzo ad un groviglio da risolvere solo con capacità e determinazione, sarebbe vero ma incompleto, riduttivo. In realtà, insieme all’Europa, non attraversiamo soltanto una crisi economica e strutturale, ma siamo in mezzo ad una crisi culturale da prendere sul serio. In questo senso, l’Occidente dovrebbe mettersi maggiormente alla scuola di un’autorità alta, quella di coloro che soffrono, che stanno peggio, ricordando che l’ascolto delle sofferenze illumina e guida ogni politica, che intende essere forma alta di servizio.
Cari Confratelli, vi ringrazio per la vostra paziente attenzione. Tra poco entreremo nel cuore di questi giorni: la presenza di San Francesco e Santa Chiara, la maternità di Maria Santissima, sono con noi e con i nostri Sacerdoti, Diaconi e seminaristi, ai quali assicuriamo la nostra preghiera mentre chiediamo la loro.
Unitario
“Signore, è bello per noi essere qui”
Domenica 7 dicembre 2025 non è stata semplicemente la serata in cui abbiamo vissuto la solita Veglia dell’Adesione dell’Azione Cattolica di Genova. A distanza …
Unitario
Nei giorni 7,8 e 9 Novembre 2025, ho partecipato insieme ad alcuni amici parrocchiani al Pellegrinaggio a Roma organizzato dall'Azione Cattolica di Genova. Ci …
Unitario
"L'abito non fa il monaco" scandisce un vecchio adagio. Riflettendoci brevemente, l'adagio non sta certo dicendo a tutti i monaci di togliersi l'abito. Si rife…