Campo Giovani: una Straordinaria Quotidianità

Campo Giovani: una Straordinaria Quotidianità

Domenica, Settembre 27, 2026

di Carolina Poletti e Giacomo Gatti

Al campo le giornate iniziavano con la colazione insieme, poi le Lodi, un po’ di servizi per tenere pulita la casa e dopo l’ascolto della Parola di Dio e della catechesi del Don.

Una routine semplice, che si ripeteva ogni giorno, gesti ordinari, quotidiani, nessuna esperienza stravolgente. Eppure, proprio dentro questa semplicità, abbiamo scoperto qualcosa di straordinario: la bellezza di vivere insieme come Chiesa, pregando, condividendo le gioie e le fatiche, accorgendoci di chi ci sta accanto.

Ci siamo riconosciuti fratelli perché figli dello stesso Padre e di un unico Battesimo.

Anche i momenti di ascolto della Parola raccontavano questa fraternità. Don Francesco sedeva al centro e noi, disposti a semicerchio intorno a lui, come discepoli lo ascoltavamo.

Il campo non è stata una semplice vacanza, ma un’esperienza intensa di crescita personale, comunitaria e spirituale.

E poi c’erano i giochi… quelli programmati e quelli improvvisati, nati quasi per caso per riempire qualche minuto di attesa. Come quella volta in cui la cena non era ancora pronta e, nella sala da pranzo, abbiamo improvvisato un gioco di movimento con le sedie.

Anche alla sera, quando la giornata sembrava ormai conclusa, rimaneva ancora un po’ di tempo per cantare intorno al fuoco suonando la chitarra.

Abbiamo vissuto la gioia semplice di chi sta bene insieme, di chi non ha bisogno di cose grandi per essere felice. Ci siamo meravigliati per delle piccole cose: una risata, una parola detta al momento giusto, il volto di chi ho di fronte.

Forse è proprio questa la straordinarietà che ci portiamo a casa dal campo: aver imparato a guardare con occhi nuovi ciò che è ordinario. Aver scoperto che la quotidianità, quando è condivisa nella fraternità, nella fede e nella gioia, può diventare un luogo privilegiato per incontrare Dio.

Una straordinaria quotidianità, dunque. Fatta di cose semplici e di persone che scelgono di viverle insieme.

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È possibile che verso fine agosto, in una fresca e limpida giornata al Lago Nero, un bambino con scarponcini ai piedi e rametto in mano come bastone abbia detto alla sua mamma: “Guarda! Ci sono le pecore su due zampe!”.

La mamma, che è una persona di mondo, potrebbe allora avergli risposto: “Tommaso, di nuovo, non sono pecore, sono giovani ragazze e ragazzi, staranno facendo una crociera, ma capisco che ti sia confuso, hanno tutti la maglietta bianca”.

Non dico che sia successo, dico solo che è possibile che sia successo.

Meno probabile, ma pur sempre possibile è invece l’incontro avvenuto verso le cinque e mezzo del mattino, qualche giorno prima.

Il bambino (questa volta con scarpe da ginnastica, pantaloni lunghi e una giacchettina) avrebbe detto alla sua mamma: “Guarda! Un gregge sta rientrando tutto nella stalla!”. La mamma, che è sempre stata una persona molto acuta, avrebbe potuto rispondere: “Tommaso, non sono pecore, e quella non è una stalla, lì c’è una croce, e quella è una chiesa, una chiesetta.”

“ E allora cosa vanno a fare delle non pecore in una chiesetta?”.

La mamma non avrebbe saputo bene cosa rispondere. Solitamente le non pecore nelle chiese ci vanno per tanti motivi, chi ci va per visitarle, chi ci va per il fresco, qualcuno anche per pregare. Ma un gruppo di non pecore alle cinque e mezza del mattino, non sapeva proprio che cosa ci potesse andare a fare in una chiesetta.

E non dico che poi questa mamma tornata a casa da queste vacanze a Cesana Torinese si sia fatta mille domande e abbia chiesto più volte a internet cosa potessero essere queste non pecore.

Dico che io, una delle non pecore, me lo sono chiesto. Non è mica qualcosa di naturale, scontato e meccanico. Non è mica qualcosa che succede per caso. Pregare tutti assieme l’ufficio delle letture all’alba, o camminare con magliette bianchissime, sono cose che fanno un certo effetto. Soprattutto se diventano dinamiche del tutto naturali. Qualcosa su cui qualche domanda è bene farsela, così, per onestà intellettuale.

L’ultima sera delle sue vacanze, è possibile che il caro Tommaso non riuscisse a prendere sonno, forse per l’inizio della scuola, forse per la troppa toma mangiata.

Ed è possibile che si sia avvicinato alla chiesetta e alla casa che ospitava il gregge di non pecore. Guardando attraverso i vetri della casa, può averli visti. Non perfetti, ma felici.

È anche possibile, seppur decisamente improbabile, che una non pecora sia uscita fuori e lo abbia visto e allora Tommaso si sia fatto coraggio e abbia chiesto “Mi scusi, ma voi cosa siete? Mia mamma dice che siete non pecore”.

E questa persona potrebbe averci pensato su e alla fine aver risposto: “oh no no, noi siamo pecore, siamo pecore di un unico gregge!”

“Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito, per formare un solo corpo” o se preferite il motto papale: in Illo Uno unum!

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